Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995): Meditazioni su alcuni santi del calendario

6 gennaio: Meditazione per l'Epifania su Giotto

imgConferenza del 30.11.1988; da “Catolicismo”, gennaio 2004; traduzione di Massimo Introvigne

I Re Magi, secondo la tradizione, vengono da Oriente a portare i loro doni al Bambino Gesù.
In questo affresco – opera del famoso pittore italiano Giotto – Nostra Signora mentre tiene al collo il suo Divin Figlio sta seduta su un specie di tronetto riccamente adornato e sormontato da un baldacchino, ed è vestita in un modo che è a sua volta molto ricco. Deve ricevere dei re, e Giotto la fa vestire con la dovuta pompa. Accanto a Nostra Signora appaiono angeli, san Giuseppe, santi e altre persone, e si ha l’impressione che l’autore voglia rappresentare una sorta di tempio. O forse Giotto ha pensato alle persone di epoche successive, che in futuro avrebbero contemplato la scena spiritualmente e in adorazione.
L’elemento che più attira l’attenzione è questo: uno dei re sta adorando il Bambino Gesù e baciando i suoi piedi. Gli altri due monarchi se ne stanno tranquilli, come assorti in preghiera di fronte a Nostra Signora e al Bambino-Dio, mentre guardano il loro compagno di viaggio – e fratello nella regalità – adorare il Divino Infante. Hanno l’aria di persone felici di quello che sta loro accadendo, mentre aspettano che venga il loro turno. Ma attendono senza impazienza, con quella tranquillità e serenità medievali che per Giotto esprime la presenza di Dio, dello Spirito e della grazia divina nell’anima di questi personaggi.
Ancora, dietro ai due re si nota in uomo che sta cercando di tenere buono o fermo uno di due cammelli, il quale rischia di creare qualche problema. Quest’uomo non è bello. Giotto vi ha raffigurato l’homo animalis: l’uomo nella sua dimensione meramente materiale, senza nulla di soprannaturale né di tranquillo o di sereno. È l’uomo bruto, agitato e concitato, rivelato dalla narice fremente, dagli occhi spiritati, dall’aria arrogante. Si ha l’impressione che non possa proprio fare più che il cammelliere.

 




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